Fondale marino ligure
Monitoraggio dell'ambiente marino

Le attività dell'uomo sulla costa (gli scarichi civili, le attività industriali, la costruzione della viabilità, le opere di difesa della costa, i ripascimenti delle spiagge, la pesca, il diportismo) generano forti pressioni sull'ecosistema marino-costiero ed è fondamentale che ogni comunità si doti di uno strumento conoscitivo in grado di evidenziare e quantificare gli eventuali danni ambientali in atto, al fine di pianificare tempestivamente le opportune attività correttive.
A questo scopo il Testo Unico delle Acque (il decreto legislativo 152 del 1999), oggi sostituito dal Testo Unico Ambientale (il d.lgs. 152/2006), ha per la prima volta introdotto la necessità di una attività sistematica di monitoraggio dell'ecosistema costiero, a cura di ogni regione italiana.

A partire dal 1998, anno in cui il controllo è iniziato sperimentalmente in Liguria con il contributo del Ministero dell'Ambiente, questa rete di monitoraggio è stata gradualmente adattata in base all'evoluzione del quadro normativo.
Dal 1998 al 2001 i controlli sono stati realizzati lungo 25 transetti uniformemente distribuiti lungo l'arco ligure: ogni transetto era costituito da tre punti di campionamento, a 500, 1000 e 3000 metri dalla costa; le analisi chimiche e fisiche riguardavano le acque superficiali e la presenza di alcuni contaminanti nella polpa dei mitili.
Dal 2001 al 2006 le aree indagate sono state ridotte a 19, ma i controlli sono stati estesi a tutta la colonna d'acqua, ai sedimenti, al plancton ed alle comunità bentoniche (in particolare agli invertebrati presenti nei sedimenti e alle praterie di Posidonia oceanica). Inoltre la distanza dalla costa dei punti di controllo è stata ridotta per tenere conto della ristrettezza della piattaforma continentale ligure.
Dal 2007 le acque costiere liguri sono state suddivise in 26 macroaree dove vengono periodicamente analizzate le acque, i sedimenti e i popolamenti animali e vegetali.

Dal 2001 al programma di controllo regionale si è affiancato quello promosso dal Ministero dell'Ambiente: l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente ligure (Arpal) in 5 delle 26 aree realizza un vasto piano di controlli qualitativi su diverse matrici ambientali che integrano e approfondiscono il grado di controllo permesso dal programma regionale. Tutti i dati sono inseriti nel sistema informativo della Regione e vengono utilizzati ai fini della classificazione qualitativa dei corpi idrici prevista dalla normativa vigente. In base ai criteri indicati a livello europeo (la direttiva quadro sulle acque, recepita dal D.Lgs. 152/06) ciascuna area deve essere classificata secondo uno schema che individua cinque classi di qualità (ottimo, buono, sufficiente, mediocre, pessimo): entro il 31 dicembre 2008 ogni tratto deve conseguire almeno i requisiti dello stato "sufficiente", entro il 22 dicembre 2015 deve essere raggiunto l'obiettivo di "buono".

Uno speciale tipo di monitoraggio riguarda poi le acque che la normativa nazionale denomina "a specifica destinazione", ossia le acque di balneazione e le acque destinate alla molluschicoltura, con obiettivi di qualità mirati al particolare utilizzo fatto della risorsa mare.

Fondale marino ligure
Monitoraggio dell'ambiente marino

Le attività dell'uomo sulla costa (gli scarichi civili, le attività industriali, la costruzione della viabilità, le opere di difesa della costa, i ripascimenti delle spiagge, la pesca, il diportismo) generano forti pressioni sull'ecosistema marino-costiero ed è fondamentale che ogni comunità si doti di uno strumento conoscitivo in grado di evidenziare e quantificare gli eventuali danni ambientali in atto, al fine di pianificare tempestivamente le opportune attività correttive.
A questo scopo il Testo Unico delle Acque (il decreto legislativo 152 del 1999), oggi sostituito dal Testo Unico Ambientale (il d.lgs. 152/2006), ha per la prima volta introdotto la necessità di una attività sistematica di monitoraggio dell'ecosistema costiero, a cura di ogni regione italiana.

A partire dal 1998, anno in cui il controllo è iniziato sperimentalmente in Liguria con il contributo del Ministero dell'Ambiente, questa rete di monitoraggio è stata gradualmente adattata in base all'evoluzione del quadro normativo.
Dal 1998 al 2001 i controlli sono stati realizzati lungo 25 transetti uniformemente distribuiti lungo l'arco ligure: ogni transetto era costituito da tre punti di campionamento, a 500, 1000 e 3000 metri dalla costa; le analisi chimiche e fisiche riguardavano le acque superficiali e la presenza di alcuni contaminanti nella polpa dei mitili.
Dal 2001 al 2006 le aree indagate sono state ridotte a 19, ma i controlli sono stati estesi a tutta la colonna d'acqua, ai sedimenti, al plancton ed alle comunità bentoniche (in particolare agli invertebrati presenti nei sedimenti e alle praterie di Posidonia oceanica). Inoltre la distanza dalla costa dei punti di controllo è stata ridotta per tenere conto della ristrettezza della piattaforma continentale ligure.
Dal 2007 le acque costiere liguri sono state suddivise in 26 macroaree dove vengono periodicamente analizzate le acque, i sedimenti e i popolamenti animali e vegetali.

Dal 2001 al programma di controllo regionale si è affiancato quello promosso dal Ministero dell'Ambiente: l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente ligure (Arpal) in 5 delle 26 aree realizza un vasto piano di controlli qualitativi su diverse matrici ambientali che integrano e approfondiscono il grado di controllo permesso dal programma regionale. Tutti i dati sono inseriti nel sistema informativo della Regione e vengono utilizzati ai fini della classificazione qualitativa dei corpi idrici prevista dalla normativa vigente. In base ai criteri indicati a livello europeo (la direttiva quadro sulle acque, recepita dal D.Lgs. 152/06) ciascuna area deve essere classificata secondo uno schema che individua cinque classi di qualità (ottimo, buono, sufficiente, mediocre, pessimo): entro il 31 dicembre 2008 ogni tratto deve conseguire almeno i requisiti dello stato "sufficiente", entro il 22 dicembre 2015 deve essere raggiunto l'obiettivo di "buono".

Uno speciale tipo di monitoraggio riguarda poi le acque che la normativa nazionale denomina "a specifica destinazione", ossia le acque di balneazione e le acque destinate alla molluschicoltura, con obiettivi di qualità mirati al particolare utilizzo fatto della risorsa mare.

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