Protocollo di Kyoto

Il problema dei cambiamenti climatici viene considerato oggi dalla comunità scientifica mondiale una priorità planetaria, da affrontare per i rilevanti impatti che ha ed avrà sugli ecosistemi terrestri ed umani.
Il protocollo di Kyoto, uno dei più importanti documenti sottoscritti a livello internazionale su problematiche ambientali, è il risultato degli sforzi impiegati per la costruzione di un sistema che contrasti e riduca al minimo gli effetti dei cambiamenti climatici.
Obiettivo dichiarato è quello di ridurre, nei Paesi industrializzati e ad economia in transizione, le emissioni dei sei principali gas ad effetto serra: metano, protossido di azoto, anidride carbonica, idrofluorocarburi, perfluorocarburi, esafluoruro di zolfo. Il protocollo, entrato in vigore nel febbraio 2005, prevede sanzioni per i Paesi che non onoreranno gli impegni assunti per il 2012.
A fini di raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni è possibile conteggiare il carbonio assorbito dai propri "serbatoi" (sinks) come le foreste o le coltivazioni agricole. Nessun tipo di limitazione alle emissioni di gas serra viene previsto per i Paesi in via di sviluppo per evitare di ostacolare la loro crescita economica.

L'Unione Europea, con la decisione del Consiglio 2002/358/CE del 25 aprile 2002, ha approvato a nome della Comunità europea il protocollo di Kyoto ed ha assegnato agli stati membri i rispettivi obiettivi di riduzione.
Successivamente, con la direttiva 2003/87/CE e successive modifiche e integrazioni, è stato istituito presso la Comunità Europea un sistema di scambio di quote di emissione di gas serra per la loro riduzione. Si tratta della cosiddetta bolla europea, all'interno della quale gli Stati membri possono accordarsi sul modo in cui dividersi gli obblighi di riduzione delle emissioni. La direttiva prevede, inoltre, che nessun impianto possa emettere anidride carbonica (CO2), cioè possa continuare ad operare, in assenza di apposita autorizzazione rilasciata sulla base di un piano nazionale di assegnazione delle quote di emissione.
Nell'ambito della bolla europea, per il periodo 2008 - 2012 all'Italia è stato assegnato un obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra del 6,5% rispetto al 1990.

Le politiche e le misure assunte dall'Italia per il rispetto del Protocollo sono contenute nel Piano nazionale per la riduzione delle emissioni di gas responsabili dell'effetto serra che prevede la possibilità di fare ricorso ai tre meccanismi di flessibilità istituiti da Kyoto: Joint Implementation, Clean Development Mechanism ed Emission Trading. Il piano nazionale di assegnazione delle quote di CO2, approvato dal Ministero dell'Ambiente, costituisce la base per l'assegnazione da parte dell'autorità nazionale competente delle quote di emissione per gli impianti che ricadono nel campo di applicazione della direttiva 2003/87/Ce.

Protocollo di Kyoto

Il problema dei cambiamenti climatici viene considerato oggi dalla comunità scientifica mondiale una priorità planetaria, da affrontare per i rilevanti impatti che ha ed avrà sugli ecosistemi terrestri ed umani.
Il protocollo di Kyoto, uno dei più importanti documenti sottoscritti a livello internazionale su problematiche ambientali, è il risultato degli sforzi impiegati per la costruzione di un sistema che contrasti e riduca al minimo gli effetti dei cambiamenti climatici.
Obiettivo dichiarato è quello di ridurre, nei Paesi industrializzati e ad economia in transizione, le emissioni dei sei principali gas ad effetto serra: metano, protossido di azoto, anidride carbonica, idrofluorocarburi, perfluorocarburi, esafluoruro di zolfo. Il protocollo, entrato in vigore nel febbraio 2005, prevede sanzioni per i Paesi che non onoreranno gli impegni assunti per il 2012.
A fini di raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni è possibile conteggiare il carbonio assorbito dai propri "serbatoi" (sinks) come le foreste o le coltivazioni agricole. Nessun tipo di limitazione alle emissioni di gas serra viene previsto per i Paesi in via di sviluppo per evitare di ostacolare la loro crescita economica.

L'Unione Europea, con la decisione del Consiglio 2002/358/CE del 25 aprile 2002, ha approvato a nome della Comunità europea il protocollo di Kyoto ed ha assegnato agli stati membri i rispettivi obiettivi di riduzione.
Successivamente, con la direttiva 2003/87/CE e successive modifiche e integrazioni, è stato istituito presso la Comunità Europea un sistema di scambio di quote di emissione di gas serra per la loro riduzione. Si tratta della cosiddetta bolla europea, all'interno della quale gli Stati membri possono accordarsi sul modo in cui dividersi gli obblighi di riduzione delle emissioni. La direttiva prevede, inoltre, che nessun impianto possa emettere anidride carbonica (CO2), cioè possa continuare ad operare, in assenza di apposita autorizzazione rilasciata sulla base di un piano nazionale di assegnazione delle quote di emissione.
Nell'ambito della bolla europea, per il periodo 2008 - 2012 all'Italia è stato assegnato un obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra del 6,5% rispetto al 1990.

Le politiche e le misure assunte dall'Italia per il rispetto del Protocollo sono contenute nel Piano nazionale per la riduzione delle emissioni di gas responsabili dell'effetto serra che prevede la possibilità di fare ricorso ai tre meccanismi di flessibilità istituiti da Kyoto: Joint Implementation, Clean Development Mechanism ed Emission Trading. Il piano nazionale di assegnazione delle quote di CO2, approvato dal Ministero dell'Ambiente, costituisce la base per l'assegnazione da parte dell'autorità nazionale competente delle quote di emissione per gli impianti che ricadono nel campo di applicazione della direttiva 2003/87/Ce.

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